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sabato 22 ottobre 2016

Speranza per i malati oncologici: in arrivo una terapia non invasiva nella lotta al cancro

E’ stata recentemente sviluppata una nuova terapia non invasiva nella lotta al cancro, capace di uccidere le cellule cancerogene in poco tempo.

 Ci sarebbe una nuova terapia in grado di sostituire la chemioterapia e di uccidere il cancro in due ore. La bella notizia arriva dall’Università del Texas grazie alla ricerca pubblicata dal Journal of Clinical Oncology, realizzata da Matthew Gdovin, professore associato al Dipartimento di Biologia della University of Texas a San Antonio.
Il professore e i ricercatori Zachary Jordan e Haley Hazlett hanno sviluppato un nuovo metodo brevettato per uccidere le cellule cancerogene.Come funziona la rivoluzionaria scoperta?
Il metodo sviluppato consiste nell’iniettare un composto chimico nel tumore, la nitrobenzaldeide, e permettergli di diffondersi nel tessuto cellulare. La fase successiva prevede di puntare un fascio di luce ultravioletta sul tessuto stesso, cosicché le cellule cancerogene diventino acide e, in sostanza, vengano indotte al suicidio. In circa due ore, Gdovin ha stimato che il 95% del tumore muore. “Nonostante vi siano diversi tipi di tumore – ha dichiarato – la sola cosa che hanno in comune è la loro vulnerabilità a questo suicidio indotto” .
Gdovin ha testato il suo metodo sul cancro al seno triplo negativo, uno dei tumori più difficili da trattare e anche uno dei più aggressivi e maggiormente produttore di metastasi. Il risultato è stato che dopo un solo trattamento in laboratorio della durata di circa due ore, il tumore si è bloccato nella crescita. La chemioterapia coinvolge tutte le cellule del corpo e, proprio per questa ragione, i pazienti cominciano a perdere capelli e diventano deboli; al contrario, la terapia di Gdovin è più precisa, va a concentrarsi sulla zona malata, risparmiando le cellule sane. In seguito agli esiti più che positivi sulle cavie, l’équipe di Gdovin ha cominciato a condurre dei test sulle cellule cancerogene resistenti ai medicinali in modo da rendere il metodo il più adeguato ed efficace possibile.
Questo è un altro messaggio di speranza per i malati oncologici grazie al lavoro della ricerca, ma non bisogna mai dimenticare di fare prevenzione, l’unica vera arma per combattere le neoplasie.


Il progetto ha portato ad un risultato molto promettente in quanto sembra far innescare l’apoptosi a 95 cellule tumorali su 100 in un tempo pari a sole due ore.
La ricerca di nuove strategie terapeutiche, per quanto riguarda la lotta contro il cancro, sembra aver portato, recentemente, a nuovi risultati (nitrobenzaldeide). Un metodo del tutto particolare ed innovativo, infatti, è stato brevettato. Si tratta di una scoperta che è stata sviluppata da Matthew Gdovin, un professore che fa parte dello staff della Universitty of Texas di San Antonio, negli Stati Uniti.
Argomenti trattati 
  • 1 Cancro al seno triplo negativo
  • 2 Meccanismo d’intervento
  • 3 Vantaggi dell’utilizzo della nitrobenzaldeide
  • 4 Generalità sul nuovo farmaco
  • 5 Nuove speranze per il tumore al seno triplo negativo

Il cancro al seno (vedi anche: Doxorubicina e nanoparticelle contro il cancro al seno e Tumore al seno: il mix di due farmaci noti porta risultati in 11 giorni) è tra le forme più diffuse di tumori nei soggetti di sesso femminile ma, fortunatamente, grazie alle numerose ricerche, alla prevenzione ed ai continui progressi si è portata la probabilità di guarigione al 98%Purtroppo però tutti i casi non sono uguali e le variazioni di risposta sono da ricercarsi nelle diverse caratteristiche delle cellule coinvolte (soprattutto dal punto di vista genetico e molecolare).
Nel cosiddetto tumore al seno triplo negativo le speranze di guarigione sono di molto ridotte per via della difficile capacità nella gestione della cura anche se ci si trova davanti ad un caso di tumore che è stato diagnosticato nelle fasi iniziali. Purtroppo questo accade perché, anche durante i primi stadi, le cellule possono essere staccate dalla massa tumorale originaria e passare al circolo sistemico. Da qui attraversano nuovamente la membrana dei vasi e vanno a dar luogo a differenti metastasi (in particolar modo le più temute sono quelle che si sviluppano a livello dei polmoni e del fegato) che vanno a rendere così temibili i tumori maligni.
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La definizione di “triplo negativo” riguarda quella che è la peculiarità, al confronto di altri tumori mammari, di questa tipologia di cancro. Le cellule di natura maligna non presentano, in questo caso, sulla loro superficie la proteina 
HER2  (recettore 2 per il fattore di crescita epidermico umano), i recettori leganti gli estrogeni e quelli per i progestinici. Questi tre elementi rappresentano il principale bersaglio dei vari protocolli terapeutici dunque la loro assenza mette in difficoltà il personale medico nella scelta della strategia d’intervento più opportuna da adottare e rappresenta la causa principale della mancata od inefficace risposta ai farmaci antitumorali.

Meccanismo d’intervento

Questa nuovissima tecnica prevede l’utilizzo della nitrobenzaldeide. Si tratta di una sostanza di natura chimica del tipo delle aldeidi aromatiche che viene iniettata in prossimità della sede del tumore. A seguito di questa operazione viene esposto il tessuto coinvolto ad un fascio di luce ultravioletto allo scopo di rendere le varie cellule acide nella loro porzione interna. Questo cambio di pH porta le cellule ad innescare il processo di apoptosi (tanto apprezzato in tutti i casi in cui si ha a che fare con un tumore in quanto l’obiettivo della maggior parte degli interventi terapeutici mira a provocare la morte delle cellule malate).
Dopo alcuni studi in laboratorio sembra essere stato dimostrato che è possibile bloccare la crescita della massa tumorale ed è stato evidenziato il raddoppiamento delle possibilità di sopravvivenza su campioni di specie di roditori (in particolar modo dei topi).

Vantaggi dell’utilizzo della nitrobenzaldeide

Questa tecnica innovativa potrebbe essere d’aiuto ad una grande quantità di pazienti e riguarda, in particolar modo, tutti quei casi che non risultano operabili o in cui un intervento chirurgico non ha un rapporto favorevole benefici/rischi.
Altri casi in cui può tornare utile riguardano tutti i soggetti definibili deboli, come i bambini o gli anziani in quanto, con questa tecnica sperimentale possono essere limitati molti effetti collaterali tipici dei chemioterapici.
Questo è possibile grazie alla particolare formulazione messa appunto da Gdovin che utilizza le nanoparticelle. Il vantaggio di questa forma è quella di avere un’azione selettiva nei confronti delle cellule malate a differenza dei classici farmaci chemioterapici che possono andare a colpire anche cellule sane andando a causare diversi effetti collaterali più o meno tollerati che possono andare a compromettere, talvolta, l’adesione alla terapia.
A seguito delle varie sperimentazioni sono stati messe appunto le nanoparticelle che una volta che vengono iniettate all'interno dell’organismo sono in grado di andare a riconoscere le varie metastasi che si sono andate a formare.
Questa vengono successivamente attivate da una luce ultravioletta che ha una lunghezza d’onda in grado di attraversare lo strato cutaneo, il muscolo ed, addirittura, il tessuto osseo.

Generalità sul nuovo farmaco

Il nuovo nanofarmaco (iNPG-pDox) sembra essere in grado di far guarire completamente le metastasi (sia polmonari che nel tessuto epatico) negli animali portando a guarigione il 50% del campione di topi osservati. Questo risultato, per quanto non possa sembrare eclatante risulta invece molto importante se si considera il fatto che, fino ad ora, non sono disponibili strategie terapeutiche soddisfacenti allo scopo di contrastare i tumori che si manifestano accompagnati da metastasi.
Lo scopo dei ricercatori è quello di tenere in considerazione il 2017 come data ufficiale per cominciare a testare questo nuovo protocollo anche su campioni di esseri umani con malattia conclamata in modo di andare a curare i tumori metastatici che, molto spesso, sono i veri e propri responsabili della mortalità di questa tipologia di patologie.

Nuove speranze per il tumore al seno triplo negativo

Come abbiamo detto precedentemente, nei casi di tumore al seno triplo negativo, sulla superficie delle cellule malate non è presente nessuno dei tre classici bersagli a cui solitamente sono mirati i chemioterapici. Proprio per questo motivo si stanno cercando di sviluppare nuove strategie d’intervento anche in Italia.
Un esempio riguarda la ricerca svolta da un team dell’Istituto nazionali tumori di Milano in cui è stato sperimentato YM155, una molecola che ha la capacità di andare ad inibire la proteinasurvivina che altrimenti andrebbe andare a mettere un freno al meccanismo di apoptosi (definita anche morte programmata)
YM155 è stata testata in co-somministrazione con TRAIL che aveva la proprietà di innescare processi apoptotici creando così una combinazione di molecole che risultava essere particolarmente tossica nei confronti delle cellule tumorali e dando risultati che fanno sperare in un aumento delle possibilità di guarigione nei confronti di una malattia che, attualmente, risulta difficile da curare.

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OLIO DI OLIVA

Cancro: l'olio di oliva lo previene e ne blocca la crescita

Sanihelp.it - L'olio di oliva giocherebbe un ruolo importante nella prevenzione e nella cura dei tumori. Lo ha rivelato Massimo Lopez, direttore del dipartimento di Oncologia dell’Istituto dei Tumori di Roma, membro del Comitato Scientifico della Human Health Foundation e autore del libro Cancro: conoscerlo per imparare a sconfiggerlo, presentato in questi giorni a Roma.

Lopez ha sottolineato come una dieta corretta aiuti a eliminare il 25% dei tumori e soprattutto l’utilizzo dell’olio di oliva sia un importante coadiuvante di alcuni processi che possono inibire l’insorgenza del cancro, oltre a essere di aiuto alla prevenzione. Poiché infatti nel 20% dei tumori alla mammella è espresso l’HER2, un recettore della crescita che stimola la cellula cancerosa a proliferare, è appurato come l’olio di oliva inibisca l’eccesso di questo ricettore.
Dal punto di vista terapeutico, inoltre, l’olio di oliva coadiuva l’azione del farmaco Herceptin che interferisce con il recettore HER2, bloccando la proliferazione del tumore della mammella.

L’uso dell’olio di oliva, per la presenza dell’acido oleico e della luteina, è fondamentale anche per la fluidificazione della membrana cellulare. Un condimento che, insieme al consumo di pesce e alla verdura, è un'arma importante per prevenire l’insorgenza dei tumori. Da combattere poi l’eccesso dei grassi, causa di un aumento dei tumori del cancro del colon, della mammella e della prostata.